The tacit knowledge

cooperare . imprenditorialità

@paoloventuri100

Valorizzare la tacit knowledge, la conoscenza tacita.

Ben sapete che la conoscenza è di due tipi: codificata e tacita. La conoscenza codificata è quella che viene veicolata attraverso protocolli, cioè codici, procedure, mansioni; la conoscenza tacita è quella che si trasferisce da uno all’altro attraverso il contatto inter-personale.”I shall reconsider human knowledge by starting from the fact that we can know more than we can tell,” scrisse Michael Polanyi, (M. Polanyi, The Tacit Dimension)

La relazione e la prossimità sono strumenti fondamentali per  attivare quel set di risorse “bloccate” da un rapporto o da uno scambio che troppo spesso riconosce solo ciò che è codificato.

Ma chi è il primo che ha scoperto la conoscenza tacita? Quel signore che si chiamava Leonardo da Vinci. Leonardo da Vinci non era solo un genio della pittura, della scultura, ma era innanzitutto un imprenditore. Leonardo da vinci aveva fondato “la bottega leonardesca” , luogo in cui applicava il metodo della conoscenza tacita invitando cioè i suoi giovani apprendisti a “stare vicino” a  “vedere come faceva il maestro”  a “imparare osservando” a “sbagliare per correggersi”, perchè non si può insegnare l’arte con il codice, cioè con uno scritto. (S.Zamagni 2015)

Ebbene, oggi in epoca della terza rivoluzione industriale, la rivoluzione delle tecnologie informatiche e telematiche, dobbiamo sapere che il fattore strategico di sviluppo è la conoscenza tacita, perché ognuno di noi è portatore di conoscenza tacita. C’è chi ne ha un po’ di più, chi ne ha un po’ di meno: ma tutti gli esseri umani hanno dei grumi di conoscenza e quindi sono capaci di dare un contributo.

Questo è vero per tutte le imprese ma in particolare per quelle sociali che si nutrono più di altre dell’apporto del capitale umano.

Una delle sfide più importanti delle imprese sociali, è innanzitutto quella di promuovere un’innovazione raccogliendo questa conoscenza tacita che è distribuita tra tanti: quelli che lavorano dentro l’impresa, i beneficiari, la comunità, ecc … attraverso una visone imprenditoriale aperta, cioè capace di generare  nuove economie di scopo attraverso processi di condivisione  e co-produzione .

Mettere al centro la persona, in fin dei conti, non significa costruire intorno ad essa solo un set di servizi (spesso inaccessibili per le asimmetrie informative che si generano..) ma mettere al centro la relazione, disegnarla, condividerla e nutrirla non solo dei bisogni ma anche dei desideri e delle preferenze..

Solo in questo modo le risorse tacite diventano esplicite,  solo cosi la conoscenza tacita diventa risorsa: la risorsa principale sul cui costruire le nuove politiche sociali.

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1 Commento

  1. Luigi Bertuzzi ha detto:

    A proposito di “protocolli”.

    Non sarebbe opportuno evidenziare che, da quando usiamo internet, non ci siamo ancora abilitati a “negoziare un comune protocollo [di comunicazione]”?

    Quanti di noi sanno come possono, due sistemi [informatici] eterogenei, ovviare alla eventuale mancanza di un tale protocollo, quando vogliono interconnettersi ed “interoperare”?

    Come possiamo trasferire “conoscenza tacita” se siamo [socialmente] configurati in compartimenti [comunicativamente] stagni?

    Altre cose da aggiungere mi sembrano meglio comunicabili in http://www.tempi-ibridi.it/la-razionalita-del-noi/ … ma mi manca un sistema di commenti tipo “Disqus” … che uso ad esempio per dialogare con me stesso su alcuni approfondimenti di che-fare.com [https://disqus.com/by/luigibertuzzi/]

    Pubblico, revisiono ad estendo questo abbozzo di commento con un prova d’uso di G+ [https://plus.google.com/u/0/+luigibertuzzi/posts]

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